L’arcipelago toscano: Pianosa
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Ai turisti che sbarcano a Pianosa, “l’isola del diavolo”, appare spettacolare già quando, prima dell’approdo, si scorgono le rocce a picco sul mare.
Le coste sul lato nord infatti sono tutte alte una ventina di metri con punte anche di trenta, mentre sul lato orientale ci sono il porto e le antiche mura.
Nel 1553 l’isola fu occupata dai turchi cancellando ogni insediamento umano e così è rimasta fino al 1856 quando il Granduca di Toscana vi stabilì una colonia penale agricola con il territorio diviso in numerosi poderi, ancora oggi ben visibili.
Anche in tempi moderni l’isola è rimasta adibita a carcere fino al 1998 anno in cui il supercarcere è stato dismesso.

Oggi gli esperti sostengono che nelle acque di Pianosa si è conservato un eccezionale ecosistema marino, una sorta di “incubatrice” della fauna ittica dell’alto Tirreno.
Attualmente è compresa nel Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano, è pressochè disabitata, attorno all’isola nel raggio di un miglio sono vietati navigazione e pesca. L’accesso è consentito dietro rilascio di un permesso della direzione del parco.
La balneazione è permessa ai visitatori soltanto su una spiaggia che ha fondali molto belli e ricchi di pesci.
Non è possibile alloggiare a Pianosa per cui bisogna fare base all’Isola d’Elba e da qui partire in escursione, ci sono visite guidate per un massimo di circa 400 persone al giorno.
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